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<subtitle>commenti  ai personaggi di Don luciano</subtitle>
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<title>Arcana fanciullezza</title>
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&lt;div style=&quot;text-align: center&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: verdana,geneva;&quot;&gt;&lt;i&gt;&lt;a target=&quot;_blank&quot; href=&quot;http://ipersonaggideipromessisposi.myblog.it/media/00/01/273725776.jpg&quot;&gt;&lt;img src=&quot;http://ipersonaggideipromessisposi.myblog.it/media/00/01/660977609.jpg&quot; alt=&quot;lucia[1].jpg&quot; name=&quot;media-1514231&quot; id=&quot;media-1514231&quot; style=&quot;border-width: 0; margin: 0.7em 0;&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;line-height: 125%; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;line-height: 125%; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;line-height: 125%; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: verdana,geneva;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt;&lt;i&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 125%;&quot;&gt;«Una fanciulletta che si trovava nel cortile, gli corse incontro gridando: “lo sposo! lo sposo!”. “Zitta, Bettina, zitta!” disse Renzo. “Vien qua; va su da Lucia, tirala in disparte, e dille all’orecchio… ma che nessuno senta, né sospetti di nulla, ve’… dille che ho da parlarle, che l’aspetto nella stanza terrena, e che venga subito”. La fanciulletta salì in fretta le scale, lieta e superba d’aver una commission segreta da eseguire».&lt;/span&gt;&lt;/i&gt; &lt;span style=&quot;line-height: 125%;&quot;&gt;Bettina è una dei tanti bambini che incrocieremo tra le pagine del capolavoro manzoniano, tra i fatti e i misfatti che sono prerogativa dei grandi più che dei piccoli. Essa è la prima voce lieta che sentiamo tra tante note stonate che hanno caratterizzato il primo capitolo dei &lt;i&gt;Promessi sposi&lt;/i&gt;. Non possiamo liquidarla come semplice comparsa perché rappresenta l’immagine simbolica di un altro fanciullo, quello interiore che abita nel cuore degli uomini buoni, nell’intimo di coloro che non si sono ancora piegati alle cattiverie e all’egoismo delle passioni umane. Anzi per comprendere fino in fondo la figura di Lucia dobbiamo partire proprio da questa fanciullezza interiore che abita nel suo animo, una sorta di piccola Bettina che rimarrà sempre con lei, che sarà il filo conduttore della sua vita, meglio, la filosofia di tutta la sua esistenza. La nobiltà di Lucia è tutta racchiusa in questa piccola, fresca fanciullezza custodita gelosamente nel suo animo; staccata dalla fede, tagliata da questo filo ombelicale col bimbo che abita dentro di lei, Lucia viene meno, ci muore tra le mani, diventa una delle tante ragazze che finiscono nell’anonimato, nell’arido deserto della mediocrità. Fissiamocela bene in mente l’immagine di Bettina che sussurra all’orecchio di Lucia parole che nessun’altro deve sentire: sono la voce della retta coscienza, l’eco arcano di una parola che non verrà mai meno. Il pudore di Lucia, “quegli occhi bassi” che sfuggono il male, quella cristallina purezza che la caratterizzano nascono da questa piccola e semplice fanciullezza che non conosce l’usura del tempo, il logorio degli anni. Da questo momento inizia una storia vista e letta da una prospettiva antitetica da quella scritta nei polverosi libri depositati negli archivi storici. Inizia la vera storia: quella fatta dalle lacrime dei semplici, consumata nelle modeste dimore dei poveri. La logica, in questa prospettiva, non è più dominata dai “don Rodrigo”, dai “Conte zio”, dai “Padre Provinciale”, dagli “Azzeccagarbugli” di turno ma dalla Provvidenza, dalla potente mano di Dio che scrive attraverso le piccole mani del bimbo interiore. È la storia scritta dalle tante ‘Lucie’ che non hanno cancellato la dignità della propria arcana fanciullezza.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
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<title>LA SFIDA DI LUCIA</title>
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&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; &lt;div style=&quot;text-align: center&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 125%; font-size: 10.5pt;&quot;&gt;&lt;a target=&quot;_blank&quot; href=&quot;http://ipersonaggideipromessisposi.myblog.it/media/01/00/2127971273.jpg&quot;&gt;&lt;img src=&quot;http://ipersonaggideipromessisposi.myblog.it/media/01/00/1455878914.jpg&quot; alt=&quot;121594_1703404_LUCIA_prom_9864248_medium[1].jpg&quot; id=&quot;media-1514222&quot; style=&quot;border-width: 0; margin: 0.7em 0;&quot; name=&quot;media-1514222&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; line-height: 125%; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; line-height: 125%; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; line-height: 125%; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; line-height: 125%; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; line-height: 125%; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; line-height: 125%; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 125%; font-size: 10.5pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: verdana,geneva;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt;Lasciamo la canonica di don Abbondio e trasferiamoci nella casetta di Lucia posta al limitare del villaggio. Manzoni tratteggia con sobrietà e dolcezza la protagonista del suo romanzo: «Lucia aveva quello quotidiano d’una modesta bellezza, rilevata allora e accresciuta dalle varie affezioni che le si dipingevan sul viso: una gioia temperata da un turbamento leggiero, quel placido accoramento che si mostra di quand’in quando sul volto delle spose e, senza scompor la bellezza, le dà un carattere particolare». Quanto a bellezza fisica,&lt;span style=&quot;mso-spacerun: yes;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt; Lucia, lo capiamo bene da questa breve e succinta descrizione, non doveva essere proprio un portento; nasce spontanea a questo punto una domanda semplice ma essenziale: “Cosa può aver spinto don Rodrigo ‘a fissarsi’ su questa contadinotta di modesta bellezza tanto da indurlo a minacciare un curato e a impedirne drasticamente il matrimonio?” La risposta non è così semplice e va letta approfondendo con maggior dovizia i tratti di Lucia, modesta sì, ma accattivante e affascinante nel medesimo tempo. Lucia esce dai rigidi schemi del suo tempo, sembra essere un personaggio che in qualche modo si colloca ai margini della storia, fuori dal sistema di un secolo dominato dai soprusi e dalle prepotenze. Quest’anima semplice rifiuta le lusinghe di un signorotto abituato a soddisfare ogni suo capriccio, non risponde alle «chiacchiere, com’ella diceva, non punto belle» del cugino di don Rodrigo che cercava di trattenerla; lancia, senza saperlo, la sua esile sfida ad un mondo più grande di lei, a logiche che non gli appartengono ma che segnano la storia vista dalla prospettiva dei forti, dei potenti, di coloro che tutto possono senza nulla chiedere. La bellezza di Lucia doveva essere in gran parte d’ordine spirituale e questa trasparenza interiore finiva per apparire anche all’esterno colpendo l’indole capricciosa del potente don Rodrigo. Così nella dialettica storica del XVII secolo Lucia diventa per don Rodrigo una questione di principio, peggio, una volgare scommessa da vincere ad ogni costo per mostrare “ai suoi pari” che una insignificante villana non poteva sottrarsi alle lusinghe del più ‘forte’ in periodo dove la storia la scrivevano i ‘forti’. «… Ma essa, senza dargli retta, aveva affrettato il passo, e raggiunte le compagne; e intanto aveva sentito quell’altro signore rider forte, e don Rodrigo dire: scommettiamo. Il giorno dopo, coloro s’eran trovati ancora sulla strada; ma Lucia era nel mezzo delle compagne, con gli occhi bassi; e l’altro signor sghignazzava, e don Rodrigo diceva: vedremo, vedremo.» In quel ‘vedremo’ e in quel ‘scommettiamo’ si consuma il dramma di Lucia e Renzo e l’onestà dei loro sentimenti è ottenebrata dal turpe egoismo di un’ozioso signorotto abituato ad avere tutto e tutti ai suoi piedi.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;margin: 0cm 0cm 0pt; mso-pagination: none;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: &amp;quot;Book Antiqua&amp;quot;;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
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<title>La verità spirituale di Perpetua</title>
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<title>Il cappone più esperto...</title>
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<summary>  &amp;nbsp;                  Certi nomi son pesanti da digerire, come rospi...</summary>
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&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;line-height: 125%; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 125%; font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;; font-size: 10.5pt;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; line-height: 125%; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; line-height: 125%; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;/p&gt; &lt;div style=&quot;text-align: center&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 125%; font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;;&quot;&gt;&lt;a target=&quot;_blank&quot; href=&quot;http://ipersonaggideipromessisposi.myblog.it/media/02/01/1247698770.jpg&quot;&gt;&lt;img src=&quot;http://ipersonaggideipromessisposi.myblog.it/media/02/01/1456199436.jpg&quot; alt=&quot;capitolo1[1].jpg&quot; id=&quot;media-1439851&quot; style=&quot;border-width: 0; margin: 0.7em 0;&quot; name=&quot;media-1439851&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; line-height: 125%; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;Certi nomi son pesanti da digerire, come rospi rimangono di traverso e non si riescono a trangugiare ne a rigettare. «A quel nuovo scongiuro, don Abbondio, col volto, e con lo sguardo di chi ha in bocca le tenaglie del cavadenti proferì “don..”. … “Don?” Ripetè Renzo, come per aiutare il paziente a buttar fuori il resto; […] “don Rodrigo!” pronunciò in fretta il forzato […]». «“Ah cane!”, urlò Renzo. “E come ha fatto? Cosa le ha detto per …?”». Il tono di Renzo, che sembrava essere diventato più dolce, diede coraggio a don Abbondio che ne approffittò per rinfacciare al misero i torti subiti, cercando con maestria di farlo&lt;span style=&quot;mso-spacerun: yes;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt; sentire in colpa: «Avete fatta una bella azione! M’avete reso un bel servizio! Un tiro di questa sorte ad un galant’uomo, al vostro Curato! In casa sua! In luogo sacro! Avete fatto una bella prodezza per cavarmi di bocca il mio malanno, il vostro malanno!» Per l’ennesima volta emerge il basso profilo morale del curato, un codice di comportamento gretto da un lato e perbenista dall’altro. Abbiamo già sottolineato più di una volta che anche Abbondio, a modo suo, è un ‘povero diavolo’, un uomo debole con i forti e forte con i deboli. Nella canonica si stanno ‘beccando’ due che son ‘sul medesimo carro’ e che invece di aiutarsi per risolvere il ‘comune malanno’ fan di tutto per farsi del male. Il Manzoni descriverà questo concetto con maestria parlando dei capponi che Renzo. Con il capo a penzoloni, scossi da Renzo che «ora stendeva il braccio per collera, ora l’alzava per disperazione, ora lo dibatteva in aria, …» le povere bestie non fan altro che «ingegnarsi a beccarsi l’una con l’altra, come accade troppo sovente tra i compagni di sventura». Per Renzo e don Abbondio, seppur in modi diversi, la disgrazia è comune e, come i capponi, son legati dalla medesima corda. Invece di cercare di risolvere insieme il problema il primo se ne andrà sbattendo la porta e farfugliando quel «Posso aver fallato», mentre il secondo rimarrà chiuso testardamente nelle sue presunte ragioni. Ma anche tra i capponi vi dovrebbe esser chi ha più esperienza, più forza, quell’energia capace di romper i legacci; tra Renzo e Abbondio la figura del meschino la fa ancora una volta il curato che con il suo ‘latinorum’ avrebbe potuto trovare qualche appiglio ‘per dipanar la matassa’ invece di evocare gli spettri di un presunto sacrilegio consumato tra le mura della canonica. Così il cappone più esperto è il primo ad offrire il collo alle abili mani della massaia per essere cucinato a fuoco lento nel forno della propria paura. Quello più debole invece reagirà, cercherà, seppur sbagliando, di ribellarsi ai soprusi dei prepotenti che hanno sempre tra le mani le zampe di quattro poveri capponi destinati al loro capriccioso desco.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; line-height: 125%; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;line-height: 125%; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 125%; font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;; font-size: 10.5pt;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
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<title>Lo sdegno dei poveri</title>
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<updated>2010-12-01T08:30:45+01:00</updated>
<published>2010-12-01T08:23:00+01:00</published>
<summary>              Renzo, senza troppi sfronzoli, entrò, come un vero e autentico...</summary>
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&lt;div style=&quot;text-align: center&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;;&quot;&gt;&lt;a target=&quot;_blank&quot; href=&quot;http://ipersonaggideipromessisposi.myblog.it/media/01/01/643340057.jpg&quot;&gt;&lt;img src=&quot;http://ipersonaggideipromessisposi.myblog.it/media/01/01/1457495231.jpg&quot; alt=&quot;I_promessi_sposi_-_Renzo[1].jpg&quot; name=&quot;media-1421568&quot; id=&quot;media-1421568&quot; style=&quot;border-width: 0; margin: 0.7em 0;&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div style=&quot;text-align: center&quot;&gt; &lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt; mso-line-height-alt: 5.0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;Renzo, senza troppi sfronzoli, entrò, come un vero e autentico uragano, nella canonica e si diresse verso il salotto dove aveva lasciato poco prima don Abbondio; con gli occhi straniti ed un fare minaccioso sibilò con le labbra ormai diventate paonazze: «Chi è quel prepotente? ... chi è quel prepotente che non vuole ch’io sposi Lucia?». Il curato, diventando bianco come un cencio, tentò, con un balzo felino, di dirigersi verso la porta ma Renzo riuscì, con un guizzo, a precederlo «girò la chiave e se la mise in tasca». Il fare risoluto e deciso del nostro tessitore deve aver impietrito don Abbondio che a stento balbettò «Renzo! Renzo! per carità, badate a quel che fate; pensate all’anima vostra». Ma ormai il tempo delle parole, “dei latinorum” e delle bugie era finito per sempre e anche i vari richiami “a un fumoso Aldilà” erano destinati a cadere nel vuoto. Renzo era l’immagine dell’esasperazione. Cesare Ripa tratteggia il furore e lo sdegno con grande maestria e con delle metafore che ben si addicono al nostro ‘promesso sposo’. L’esasperazione è un uomo armato di fuoco e vestito di rosso; in mano porta alcuribollimento del sangue; le catene rotte dimostrano che l’esasperazione suscita ‘la forza e il vigore’ per superare tutte le difficoltà. Il ‘semplice’ Renzo non ha più alcun rispetto per la veste e l’autorità che il curato rappresentava e con quell’atto inconscio di mettere «la mano sul manico del coltello che gli usciva dal taschino» lasciava intendere che era disposto a tutto. «Voglio sapere ciò che ho ragion di sapere»: una logica ferrea che quando viene disattesa può provocare degli atti inconsulti, rompere le catene della moderazione, spingere il povero sulle barricate di una ribellione “che i circuiti dell’eloquenza” non possono assopire.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt; mso-line-height-alt: 5.0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: 'Trebuchet MS';&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;Mai disattendere le ragioni del povero e del semplice: potrebbe vestirsi di rosso e rompere i legacci di quella mitezza che spesso accompagna la povertà.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt; mso-pagination: none; mso-line-height-alt: 5.0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;/div&gt; &lt;div style=&quot;text-align: center&quot;&gt;&lt;/div&gt;
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<name>falconelungi</name>
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<title>Mala cosa nascer poveri</title>
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<updated>2010-11-30T09:37:37+01:00</updated>
<published>2010-11-30T09:31:00+01:00</published>
<summary>         &amp;nbsp;     Mentre Renzo si dirige velocemente verso la canonica,...</summary>
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&lt;div style=&quot;text-align: center&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 150%; font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;; font-size: 11pt; mso-font-kerning: 16.0pt;&quot;&gt;&lt;a target=&quot;_blank&quot; href=&quot;http://ipersonaggideipromessisposi.myblog.it/media/02/01/1488876467.jpg&quot;&gt;&lt;img src=&quot;http://ipersonaggideipromessisposi.myblog.it/media/02/01/428059352.jpg&quot; alt=&quot;renzo[1].jpg&quot; name=&quot;media-1420233&quot; id=&quot;media-1420233&quot; style=&quot;border-width: 0; margin: 0.7em 0;&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 150%; font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;; font-size: 11pt; mso-font-kerning: 16.0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;Mentre Renzo si dirige velocemente verso la canonica, Perpetua si lascia alle spalle l’uscio dell’orto per immergersi in quei piccoli lavori quotidiani che caratterizzavano la vita semplice e nascosta delle donne di montagna. Rimaniamo in sua compagnia mentre ripulisce con dovizia i cavoli destinati al desco del suo “tranquillo” padrone. Non possiamo liquidare la domestica di Abbondio con lo stereotipo della comune chiacchierona, delle tante donne dedite al “menar lingua” a destra e a manca per il semplice vezzo di impicciarsi dei “fatti altrui”. Questa interpretazione sarebbe ingiusta e fuorviante rispetto ad una personalità più complessa, più ricca, meno grottesca di quella che una lettura superficiale lascerebbe intendere. Nel dialogo con Renzo Perpetua è astuta, intelligente, sensibile. Il suo parlare è misurato e si dipana sullo stretto filo delle allusioni: dice e non dice, svela e nasconde al contempo. Lascia intendere a Renzo che sotto la falsa verità descrittagli c’è qualcos’altro di più importante, di più grave, forse qualcosa d’irreparabile, ma non tradisce apertamente il segreto confidatogli sotto giuramento dal padrone. Perpetua guida Renzo verso la ruvida verità aprendogli una sorta di viottolo, ma il sentiero dovrà essere percorso, a ‘colpi di mannaia’, solo ed esclusivamente dal povero tessitore. Perché Perpetua usa con tanta dovizia la sua favella ora chiara come un’alba in un giorno d’estate, adesso fumosa come le brume in un tedioso giorno autunnale? Per pietà, solo ed esclusivamente per pietà verso un amore destinato a infrangersi contro la dura pietra dell’umana cattiveria. Perpetua è una donna, conosce i sentimenti e i moti del cuore, compiange Renzo e Lucia perché quel giorno che avrebbe dovuto essere “il giorno più bello” in pochi istanti si tramuta in un buio tramonto, in una sorta di incubo dove il definitivo ‘sì’ diventa “per oggi non se ne fa nulla”. Nella mente di Perpetua si fanno strada i suoi amori incompiuti, quell’esser nubile, come sostenevano tante sue amiche, «per non aver mai trovato un cane che la volesse». Ciò che mi colpisce in Perpetua è la capacità di comprendere e di capire le difficoltà ‘dell’umana esistenza’, di provare pietà per «il mio povero Renzo», di leggere con spietato realismo&lt;span style=&quot;mso-spacerun: yes;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt; la «mala cosa di nascer povero» in un mondo dominato dai birboni, dai prepotenti, da uomini senza timor di Dio.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
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<name>falconelungi</name>
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<title>Una Botte che frizza da tutti i pori</title>
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<updated>2010-11-25T09:23:09+01:00</updated>
<published>2010-11-25T09:23:09+01:00</published>
<summary>         &amp;nbsp;   &amp;nbsp;     &amp;nbsp; Renzo si lascia alle spalle la porta...</summary>
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&lt;div style=&quot;text-align: center&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 120%; font-size: 11pt;&quot;&gt;&lt;a target=&quot;_blank&quot; href=&quot;http://ipersonaggideipromessisposi.myblog.it/media/01/02/638615030.jpg&quot;&gt;&lt;img src=&quot;http://ipersonaggideipromessisposi.myblog.it/media/01/02/930702009.jpg&quot; alt=&quot;121595_1703424_RENZO_prom_9864245_medium[1].jpg&quot; name=&quot;media-1413635&quot; id=&quot;media-1413635&quot; style=&quot;border-width: 0; margin: 0.7em 0;&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; line-height: 120%; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; line-height: 120%; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; line-height: 120%; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: trebuchet ms,geneva;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;span style=&quot;mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman'; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA;&quot;&gt;Renzo si lascia alle spalle la porta della canonica con la chiara sensazione che tanti impedimenti velino in realtà qualcosa di più losco, “un mistero diverso da quello che don Abbondio aveva voluto far credere”. La brama di tornare indietro, di ritornare sui suoi passi per mettere alle strette il curato viene assopita dalla figura di Perpetua che proprio in quel momento stava entrando in un orticello poco distante dalla casa del parroco. La chiamò, mentre essa apriva l’uscio, col chiaro intento “di scovar qualche cosa di più positivo” e si fermò sull’uscio ad “attaccar bottone” con essa. «Buon giorno, Perpetua: io pensavo che oggi si sarebbe stati allegri insieme»; laconica la risposta: «Ma! Quel che Dio vuole, il mio povero Renzo». Quel “povero” deve aver avuto lo stesso effetto di un drappo rosso davanti ad un giovane toro ferito e contuso: «Fatemi un piacere: quel benedett’uomo del signor curato m’ha impastocchiate certe ragioni che non ho potuto ben capire: spiegatemi voi meglio perché non può o non vuole maritarci oggi». «Oh vi par ch’io sappia i segreti del mio padrone?» “Perpetua, Perpetua”, direbbe il grillo parlante di Collodi, “stai attenta a quello che dici, ricordati i giuramenti fatti …”. Ma la serva di don Abbondio, con&lt;span style=&quot;mso-spacerun: yes;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt; quei pugni “conficcati” nei fianchi, è una di quelle che si trova “nel proprio brodo” in quanto a ciance; una comare e una piazzaruola di primo pelo incapace di “metter freno alla lingua”, «una botte che non è stata ermeticamente chiusa e che frizza da tutti i pori il suo vino nuovo sicché assaggiandolo si può a un di presso dire che vino sia». Così tra un «so niente» e un «non posso parlare» finisce per “dar da intendere” che sa più del dovuto e si lascia scappare qualche goccia di “quel vino nuovo” che ribolle&lt;span style=&quot;mso-spacerun: yes;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt; in lei: «Mala cosa nascer povero, il mio caro Renzo. […] C’è bene a questo mondo de’ birboni, de’ prepotenti, degli uomini senza timor di Dio &lt;span style=&quot;mso-spacerun: yes;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;….» Tombola: la frittata è fatta, rivoltata e servita nel giro di pochi attimi. Le ombre che vagavano nella mente di Renzo diventano concrete, le supposizioni certezze, i timori scorza amara che dovrà masticare per lungo, troppo tempo. «Via» disse poi, nascondendo a stento l’agitazione crescente, «via, dite chi è».&lt;span style=&quot;mso-spacerun: yes;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt; «Ah! Voi vorreste farmi parlare; e io non posso parlare, perché, perché …. Non so niente: quando non so niente e come se avessi giurato di tacere». Troppo tardi: “il dado e tratto” e qualsiasi tentativo di porre rimedio alle allusioni trapelate hanno lo stesso effetto di un bicchiere d’acqua su una catasta di legna secca divorata dalle fiamme. Perpetua entra nell’orto chiudendo la porta, Renzo “gira i tacchi” e si precipita verso la canonica. Una nuova tegola sta per cadere sulla testa dell’inconsapevole&lt;span style=&quot;mso-spacerun: yes;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt; don Abbondio e la breve tregua è durata neppure il tempo necessario per sorseggiare un goccio di vino.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; line-height: 120%; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
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