16/02/2011

LA SFIDA DI LUCIA

 

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Lasciamo la canonica di don Abbondio e trasferiamoci nella casetta di Lucia posta al limitare del villaggio. Manzoni tratteggia con sobrietà e dolcezza la protagonista del suo romanzo: «Lucia aveva quello quotidiano d’una modesta bellezza, rilevata allora e accresciuta dalle varie affezioni che le si dipingevan sul viso: una gioia temperata da un turbamento leggiero, quel placido accoramento che si mostra di quand’in quando sul volto delle spose e, senza scompor la bellezza, le dà un carattere particolare». Quanto a bellezza fisica,  Lucia, lo capiamo bene da questa breve e succinta descrizione, non doveva essere proprio un portento; nasce spontanea a questo punto una domanda semplice ma essenziale: “Cosa può aver spinto don Rodrigo ‘a fissarsi’ su questa contadinotta di modesta bellezza tanto da indurlo a minacciare un curato e a impedirne drasticamente il matrimonio?” La risposta non è così semplice e va letta approfondendo con maggior dovizia i tratti di Lucia, modesta sì, ma accattivante e affascinante nel medesimo tempo. Lucia esce dai rigidi schemi del suo tempo, sembra essere un personaggio che in qualche modo si colloca ai margini della storia, fuori dal sistema di un secolo dominato dai soprusi e dalle prepotenze. Quest’anima semplice rifiuta le lusinghe di un signorotto abituato a soddisfare ogni suo capriccio, non risponde alle «chiacchiere, com’ella diceva, non punto belle» del cugino di don Rodrigo che cercava di trattenerla; lancia, senza saperlo, la sua esile sfida ad un mondo più grande di lei, a logiche che non gli appartengono ma che segnano la storia vista dalla prospettiva dei forti, dei potenti, di coloro che tutto possono senza nulla chiedere. La bellezza di Lucia doveva essere in gran parte d’ordine spirituale e questa trasparenza interiore finiva per apparire anche all’esterno colpendo l’indole capricciosa del potente don Rodrigo. Così nella dialettica storica del XVII secolo Lucia diventa per don Rodrigo una questione di principio, peggio, una volgare scommessa da vincere ad ogni costo per mostrare “ai suoi pari” che una insignificante villana non poteva sottrarsi alle lusinghe del più ‘forte’ in periodo dove la storia la scrivevano i ‘forti’. «… Ma essa, senza dargli retta, aveva affrettato il passo, e raggiunte le compagne; e intanto aveva sentito quell’altro signore rider forte, e don Rodrigo dire: scommettiamo. Il giorno dopo, coloro s’eran trovati ancora sulla strada; ma Lucia era nel mezzo delle compagne, con gli occhi bassi; e l’altro signor sghignazzava, e don Rodrigo diceva: vedremo, vedremo.» In quel ‘vedremo’ e in quel ‘scommettiamo’ si consuma il dramma di Lucia e Renzo e l’onestà dei loro sentimenti è ottenebrata dal turpe egoismo di un’ozioso signorotto abituato ad avere tutto e tutti ai suoi piedi.

 

12:54 Scritto da: falconelungi | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

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