17/02/2011

Arcana fanciullezza

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«Una fanciulletta che si trovava nel cortile, gli corse incontro gridando: “lo sposo! lo sposo!”. “Zitta, Bettina, zitta!” disse Renzo. “Vien qua; va su da Lucia, tirala in disparte, e dille all’orecchio… ma che nessuno senta, né sospetti di nulla, ve’… dille che ho da parlarle, che l’aspetto nella stanza terrena, e che venga subito”. La fanciulletta salì in fretta le scale, lieta e superba d’aver una commission segreta da eseguire». Bettina è una dei tanti bambini che incrocieremo tra le pagine del capolavoro manzoniano, tra i fatti e i misfatti che sono prerogativa dei grandi più che dei piccoli. Essa è la prima voce lieta che sentiamo tra tante note stonate che hanno caratterizzato il primo capitolo dei Promessi sposi. Non possiamo liquidarla come semplice comparsa perché rappresenta l’immagine simbolica di un altro fanciullo, quello interiore che abita nel cuore degli uomini buoni, nell’intimo di coloro che non si sono ancora piegati alle cattiverie e all’egoismo delle passioni umane. Anzi per comprendere fino in fondo la figura di Lucia dobbiamo partire proprio da questa fanciullezza interiore che abita nel suo animo, una sorta di piccola Bettina che rimarrà sempre con lei, che sarà il filo conduttore della sua vita, meglio, la filosofia di tutta la sua esistenza. La nobiltà di Lucia è tutta racchiusa in questa piccola, fresca fanciullezza custodita gelosamente nel suo animo; staccata dalla fede, tagliata da questo filo ombelicale col bimbo che abita dentro di lei, Lucia viene meno, ci muore tra le mani, diventa una delle tante ragazze che finiscono nell’anonimato, nell’arido deserto della mediocrità. Fissiamocela bene in mente l’immagine di Bettina che sussurra all’orecchio di Lucia parole che nessun’altro deve sentire: sono la voce della retta coscienza, l’eco arcano di una parola che non verrà mai meno. Il pudore di Lucia, “quegli occhi bassi” che sfuggono il male, quella cristallina purezza che la caratterizzano nascono da questa piccola e semplice fanciullezza che non conosce l’usura del tempo, il logorio degli anni. Da questo momento inizia una storia vista e letta da una prospettiva antitetica da quella scritta nei polverosi libri depositati negli archivi storici. Inizia la vera storia: quella fatta dalle lacrime dei semplici, consumata nelle modeste dimore dei poveri. La logica, in questa prospettiva, non è più dominata dai “don Rodrigo”, dai “Conte zio”, dai “Padre Provinciale”, dagli “Azzeccagarbugli” di turno ma dalla Provvidenza, dalla potente mano di Dio che scrive attraverso le piccole mani del bimbo interiore. È la storia scritta dalle tante ‘Lucie’ che non hanno cancellato la dignità della propria arcana fanciullezza.

00:00 Scritto da: falconelungi | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

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