16/12/2010

Il cappone più esperto...

 

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Certi nomi son pesanti da digerire, come rospi rimangono di traverso e non si riescono a trangugiare ne a rigettare. «A quel nuovo scongiuro, don Abbondio, col volto, e con lo sguardo di chi ha in bocca le tenaglie del cavadenti proferì “don..”. … “Don?” Ripetè Renzo, come per aiutare il paziente a buttar fuori il resto; […] “don Rodrigo!” pronunciò in fretta il forzato […]». «“Ah cane!”, urlò Renzo. “E come ha fatto? Cosa le ha detto per …?”». Il tono di Renzo, che sembrava essere diventato più dolce, diede coraggio a don Abbondio che ne approffittò per rinfacciare al misero i torti subiti, cercando con maestria di farlo  sentire in colpa: «Avete fatta una bella azione! M’avete reso un bel servizio! Un tiro di questa sorte ad un galant’uomo, al vostro Curato! In casa sua! In luogo sacro! Avete fatto una bella prodezza per cavarmi di bocca il mio malanno, il vostro malanno!» Per l’ennesima volta emerge il basso profilo morale del curato, un codice di comportamento gretto da un lato e perbenista dall’altro. Abbiamo già sottolineato più di una volta che anche Abbondio, a modo suo, è un ‘povero diavolo’, un uomo debole con i forti e forte con i deboli. Nella canonica si stanno ‘beccando’ due che son ‘sul medesimo carro’ e che invece di aiutarsi per risolvere il ‘comune malanno’ fan di tutto per farsi del male. Il Manzoni descriverà questo concetto con maestria parlando dei capponi che Renzo. Con il capo a penzoloni, scossi da Renzo che «ora stendeva il braccio per collera, ora l’alzava per disperazione, ora lo dibatteva in aria, …» le povere bestie non fan altro che «ingegnarsi a beccarsi l’una con l’altra, come accade troppo sovente tra i compagni di sventura». Per Renzo e don Abbondio, seppur in modi diversi, la disgrazia è comune e, come i capponi, son legati dalla medesima corda. Invece di cercare di risolvere insieme il problema il primo se ne andrà sbattendo la porta e farfugliando quel «Posso aver fallato», mentre il secondo rimarrà chiuso testardamente nelle sue presunte ragioni. Ma anche tra i capponi vi dovrebbe esser chi ha più esperienza, più forza, quell’energia capace di romper i legacci; tra Renzo e Abbondio la figura del meschino la fa ancora una volta il curato che con il suo ‘latinorum’ avrebbe potuto trovare qualche appiglio ‘per dipanar la matassa’ invece di evocare gli spettri di un presunto sacrilegio consumato tra le mura della canonica. Così il cappone più esperto è il primo ad offrire il collo alle abili mani della massaia per essere cucinato a fuoco lento nel forno della propria paura. Quello più debole invece reagirà, cercherà, seppur sbagliando, di ribellarsi ai soprusi dei prepotenti che hanno sempre tra le mani le zampe di quattro poveri capponi destinati al loro capriccioso desco.

 

 

13:16 Scritto da: falconelungi | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

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