24/11/2010

Il minimo della pena

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Don Abbondio, inchiodato sul banco degli imputati, ha dovuto sorbirsi le rampogne del pubblico ministero; ma tutti, perbacco, hanno diritto ad una difesa, ad un avvocato d’ufficio, che, pur arrampicandosi sui vetri, cerchi di ottenere il minimo della pena se mancano i presupposti per l’assoluzione con formula piena. Voce, quindi, alla pubblica difesa, sentiamo un’altra campana, vediamo il tutto da un’altra prospettiva. Don Abbondio sarà certamente un pavido, un tremebondo, un coniglio: ma ci sono paure e paure. Si diventa grotteschi e ridicoli quando un timore diventa, attraverso una lucubrazione, montagna insuperabile, il piccolo inciampo un valico insormontabile; ma quando un timoroso ha veramente ragione “di aver paura” non è più bizzarro ma realista. Che don Rodrigo non scherzasse, che fosse disposto a tutto per mantener fede a quel suo balordo impegno, che non avesse considerazione di nessuno, pur di soddisfare “quel suo capriccio”, è provato dal prosieguo della storia. Che cosa ne avrebbe ricavato il nostro curato sposando i due giovani? Probabilmente solo ed esclusivamente un’inutile schioppettata alle spalle; chi avrebbe proibito a don Rodrigo di far rapire la giovane sposa dopo aver eliminato il povero Renzo? Non è stata effettivamente rapita Lucia nonostante si trovasse al sicuro tra le mura del monastero di Monza? Cosa ha ottenuto il coraggioso padre Cristoforo salendo al lugubre palazzotto di don Rodrigo per ricordargli, con la mano minacciosa, che nessuno sfugge alla giustizia di Dio? Sissignori, per una faccenda così ingarbugliata non basta il coraggio degli uomini ma è necessario il diretto intervento della Provvidenza divina, la potente mano di Dio. Non possiamo assolvere don Abbondio: al suo posto avremmo voluto vedere un martire, un prete disposto a perdere la vita pur di rimanere fedele ai propri doveri. Ma noi sappiamo benissimo che Abbondio “aveva ubbidito ai parenti che lo vollero prete” senza pensare agli obblighi e ai nobili fini del ministero al quale si dedicava; da una “chiamata” così terrena come possiamo pretendere l’eroica vocazione al martirio? Siamo onesti: quando la graticola della libagione la vediamo nelle mani degli altri possiamo anche far voto di fedeltà; ma quando i ferri arroventati ci stanno dinanzi, ed abbiamo la certezza che sono stati preparati per noi, la tentazione “di calar le braghe” diventa concreta. Per don Abbondio chiediamo il minimo della pena: un poco di commiserazione, di comprensione; quella pietà cristiana e umana che tante volte reclamiamo per le nostre malefatte ma che siamo spesso restii a concedere agli altri.

13:08 Scritto da: falconelungi | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

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