26/10/2010
Scaltra e astuta
«Misericordia! Cos'ha signor padrone?». «Niente, niente», rispose don Abbondio lasciandosi andar tutto ansante sul suo seggiolone. «Come, niente? La vuol dare da intendere a me, così brutto com'è? Qualche gran caso è avvenuto».
Gli occhi attenti ed esperti di Perpetua colgono subito nello sguardo adombrato di don Abbondio "qualche gran caso che per forza dev'essere avvenuto". Così la sua curiosità diventa incontrollabile e, come una goccia su un ciotolo, comincia a scavare nella labile psiche di don Abbondio per ghermirne il segreto. In realtà, don Abbondio, più che un sasso, sembra essere un pezzo di burro che si scioglie lentamente alle pressanti domande della serva. Perpetua è scaltra e astuta e conoscendo i punti deboli del padrone usa tutti i mezzi per rompere le sue labili difese: «Vuol dunque che io sia costretta di domandar qua e là cosa sia accaduto al mio padrone?» e ancora: «lo le sono sempre stata affezionata; e se ora voglio sapere, è per premura, perché vorrei poterla soccorere, darle un buon parere, sollevarle l'animo...». L'iconografia classica presenta la curiosità come una donna vestita con un abito rosso e azzurro, sopra il quale siano sparse molte orecchie e rane; avrà i capelli dritti, con le mani alte, col capo che sporge fuori e sarà alata. La curiosità è il desiderio sfrenato di coloro che cercano di sapere più di quello che devono. Gli orecchi mostrano che il curioso, generalmente, ha il desiderio di intendere e di sapere cose riferite da altri. Le rane, che hanno gli occhi grossi, mostrano che il curioso è desto e sveglio; anche i capelli dritti e le ali denotano pensieri vivaci, attenti e i colori sgargianti del vestito il desiderio di sapere. A onor del vero la curiosità ha anche degli aspetti positivi, ma putroppo è sorella gemella dell'indiscrezione e generalmente è incapace di custodire quello che con tanta fatica riesce a carpire. Così Perpetua riuscirà a conoscere il segreto del suo padrone, ma non sarà altrettanto abile a custodirlo nell'intimo del cuore. Il saggio non confida mai i suoi segreti alle persone curiose, ma solo a coloro che sono riservati e discreti. A dire il vero merce rara tra i vestiti sgargianti e vivaci che indossano gli uomini.
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20/10/2010
Perpetua: una di noi
Perpetua: una di noi
«Era perpetua, come ognun sen’avvede, la serva di don Abbondio: serva affezionata e fedele, che sapeva ubbidire e comandare, secondo l’occasione, tollerare a tempo il brontolio e le fantasticaggini del padrone, e fargli a tempo tollerar le proprie, che divenivan di giorno in giorno più frequenti, da ché aveva passata l’età sinodale dei quaranta, rimanendo celibe, per aver rifiutati tutti i partiti, che le si erano offerti, come diceva lei, o per non aver mai trovato chi la volesse, come dicevan le sue amiche».
(Promessi sposi, capitolo 1)
Un grosso cavolo sotto il braccio e una gran faccia tosta: questa è Perpetua, la serva di don Abbondio. Sembra un personaggio uscito dalle tele di Giacomo Ceruti (detto il Pittocchetto), così abile a tratteggiare i personaggi semplici e comuni del suo tempo. Perpetua rappresenta i vizi e le virtù di tante donne, meglio sarebbe dire di tutti noi. Dotata di buon senso e di generosa fedeltà da un lato, ma pettegola e impicciona dall’altro, Perpetua è senza dubbio la controfigura del povero don Abbondio perché con il suo buon senso e il suo coraggio fa risaltare la paura e lo scarso senso pratico dell’altro. Il suo ingresso nel capolavoro del Manzoni avviene in punta di piedi, intenta a preparare la cena, ad apparecchiare la tavola e a deporre sul desco con premura e attenzione il fiaschetto del vino prediletto dal suo padrone. Con altrettanta discrezione uscirà dal romanzo finendo in un freddo elenco di persone cancellate dalla peste e che don Abbondio enumera a Renzo in uno degli ultimi dialoghi del capolavoro manzoniano. Proprio per questo ho pensato di partire da lei per proporvi alcune riflessioni sui personaggi che capitolo dopo capitolo scorrono, come una vecchia pellicola cinematografica, tra le pagine dei Promessi Sposi. Argomentazioni semplici, tanto per intenderci, scevre da qualsiasi forma di ostentata saccenza, ma cariche di vita, di valori e di insegnamenti.
Domande per la meditazione
Sappiamo svolgere con semplicità e fedeltà i piccoli servizi che ci vengono affidati?
Nelle relazioni con gli altri siamo persone di buon senso e discrete?
Preghiera
O Dio, parla con dolcezza nel mio silenzio. Dammi orecchi per ascoltare la tua sommessa dolce voce che dice: «Venite a me voi che siete affaticati ed oppressi ed io vi darò ristoro… Perché io sono mite ed umile di cuore».
Che questa voce amorevole sia le mia guida. Amen
22:35 Scritto da: falconelungi | Link permanente | Commenti (1) | Segnala | OKNOtizie |
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